Il mare di plastica -2009-

Conosco Cesare Petrolini da diversi anni, anche come fotografo; ho sempre avuto occasione di vedere i suoi lavori migliori, anche se spesso solo sullo schermo di un PC. Realizzazioni a colori, dove ad una tecnica poliedrica si è unita la ricerca di temi omogenei e ben sviluppati.

In questo lavoro, Cesare cerca e ottiene un chiaroscuro drammatico, unito ad una bella composizione su di un soggetto fuori dal comune.

Quello che mi ha colpito è la varietà di situazioni che sono nate grazie alla macchina fotografica e all'occhio di Petrolini.

Il risultato richiama alla mente atmosfere alla Mad Max, ed un mondo ormai deserto, popolato solo dagli scheletri della civiltà del petrolio, cioè della nostra civiltà.

Rimarranno, nel futuro, solo questi resti quasi indistruttibili a testimoniare quello che eravamo?

L'ultimo avvertimento è dato dall'urlo muto dell'uomo sul cartello all'ingresso.

Dopodiché, non ci aspetta altro che la cruda realtà di un luogo desolato, illuminato da un sole freddo e impietoso, che esalta le linee pulite, belle ed inquietanti che questi fantasmi disegnano.

L'effetto è reso ancora più drammatico dall'ottima stampa in bianco e nero, che riesce a trasmettere tutta la nitidezza e la profondità del nero alla luce del sole, con tutte le sue variazioni di opacità.

Una tecnica tradizionale per un soggetto che non lo è: il risultato è senza dubbio spunto di riflessione per la maestria con cui ogni elemento è studiato con attenzione, portando un forte impulso all'efficacia della narrazione.

Le fotografie ci mostrano, in silenzio, come appare una parte del mondo ai margini di quello in cui viviamo, dove giace pazientemente quello che non serve più, ed è forse questo il messaggio che più colpisce in un momento in cui il mondo si domanda se ci si sia già spinti troppo in là.

Giovanni Grimelli Pietranera